L'autrice si racconta


Avverto forti le mie origini famigliari legate al Sud, in particolare a quella terra di mare che è la costiera Sorrentina. In realtà sono nata a Bergamo e vivo da molti anni a Roma, capitale di bellezza, fonte quotidiana di ispirazione per la mia scrittura. In questo contesto mi porto appresso il carattere dei napoletani, il loro fatalismo, le loro risate, le loro intuizioni.

Sin da piccola


La mia è stata un’infanzia felice, una educazione molto rigida, da suore Orsoline per intenderci, anche se ho frequentato le scuole statali. Un carattere sensibile, timido al massimo. Il mio primo paio di Jeans è stato una conquista. Per non parlare dei pantaloni stracciati al fondo, la camicia di mio padre larga fuori dalle braghe, i capelli lunghissimi sciolti, a 16 anni: erano simboli di libertà.

Mio padre dirigente del centro assistenza volo, mia madre insegnante. La nonna materna, vedova di guerra, dal carattere di un generale dell’esercito, che si scioglieva nel raccontarmi le favole e che cucinava da mattina a sera pasta e fagioli, pasta e patate, pasta al forno, patatine fritte e ogni ben di Dio perché non le andava giù che fossi secca come un chiodo. Un  fratello, una sorella. Amata.

Non potevo scegliermi le scarpe e neppure l’abbigliamento. Indossavo obbligatoriamente le Balducci occhi di bue. Bleah. Le odiavo. È per questo, forse, che attualmente non resisto di fronte ad un bel paio di scarpe. Non resisto e non vedo motivo di resistere.

Ne ho una collezione che non trova fine.

Tra adolescenza, agonismo sportivo e tensione religiosa


A quattordici anni la mia prima festa, in una villa di una carissima coetanea, amica di famiglia, nel rustico. Me la ricordo ancora per quello che accadde. Io timidissima, seduta. All’improvviso si spensero le luci, un lento, tutti ballavano, io sempre seduta tra alcune amiche, al buio. Improvvisamente una mano che mi tirava e mi portava via, mi infilava in macchina e mi diceva che quella era la mia ultima festa. Mio padre, neanche a dirlo, con la sua ansia di proteggermi. Il giorno dopo, sulla sua macchina nuova fiammante trovò il cofano con una parolaccia scritta con un chiodo. Erano stati i ragazzi presenti alla festa.

Il padre della festeggiata, che aveva una agenzia assicurativa, mise su ogni lettera della parolaccia una targhetta pubblicitaria della sua agenzia. Per anni abbiamo viaggiato con la macchina con le targhette. Ma la parolaccia si leggeva lo stesso. Questa cosa mi ha sempre fatto tanto ridere. A mio padre invece proprio no.

Dall’eta di 8 anni ginnastica artistica ed attrezzistica fino alle gare Nazionali con la mia squadra allenata dal professor Pasquale Carminucci, un grande olimpionico. Da obbligo divenne la passione della mia vita. Da allora casa chiesa palestra, casa chiesa palestra, casa chiesa palestra. Eppure ero felice, perché il Signore mi aveva dotata di enorme immaginazione, di amore per i libri e di passione per la vita. Non mi sono mai annoiata nella mia esistenza e neppure ora so cosa sia, la noia.

Studiando, sognando il teatro


La mia formazione è umanistica. Prima il Liceo classico, poi una laurea in Lettere alla Sapienza con il massimo dei voti. E poi una seconda laurea in Teologia e Filosofia. Ho sempre studiato con passione. Ma avevo un sogno: fare l’attrice di teatro. Mi sentivo portata. Una sorta di vocazione. La vita però certe volte cambia di colpo e ti cambia. Mi sono sposata a 21 anni. Così ho scelto di dedicarmi in pieno alla famiglia e alle amicizie e allo studio.

Una vita piena in cui ho sempre pensato per prima cosa al bene dei miei cari.

Per molti anni ho insegnato ginnastica artistica e attrezzistica accanto a Pasquale Carminucci, l’olimpionico.

La mia vita, le mie passioni e l'amore per Roma


Amo Roma, i suoi ponti, i suoi vicoli: i miei romanzi la raccontano ad ogni passo. A scuola mi diverto e i miei studenti studiano, incredibile. Il complimento più bello è:”Prof. durante le sue lezioni sembra di stare a teatro a sentire Brignano.” Inutile dire che adoro Brignano. E anche Carlo Verdone. Credo che non ci sia arte più bella del saper far sorridere o ridere, in un mondo in cui tutti si piangono addosso.

Sono una brava cuoca, ma preferisco fare altro. Parmigiana. Sono bravissima. E crostata di marmellata e mele. Mi piace assai la pizza margherita. Ho il pollice nero, però. Amo le piante, ma quando le guardo, reclinano il capo ed in pochi giorni si accomiatano dalla vita. Un cruccio, questo. Però sono geniale nell’arredamento. Mi chiamano le amiche. Faccio buttar via tutto. Amo i luoghi chiari e senza fronzoli. So cucire, ma cucire davvero, non solo mettere un bottone. So ricamare, fare l’uncinetto, lavorare a maglia, incidere il legno, ma da quando scrivo mi manca il tempo per tutte queste passioni.

Dovesse andarmi male con la scrittura, mi darò al taglio e cucito.

Ascolto musica italiana. Tutta colpa del mio inglese. Cantanti stranieri pochi, beh, amo   Coldplay. Anche una canzone che Eric Clapton scrisse per il figlioletto morto. Vabbuò, poi i grandi. Amo anche tutta la musica latino americana e spagnola. Bambolero, bambolero… I Gipsy King.

Ma per me musica è Pino Daniele, Pino Daniele, Pino Daniele. Poi Biagio Antonacci, Giorgia, Laura Pausini, Vasco Rossi, Jovanotti, Malika Ayane, Sei nell’anima di Gianna Nannini, Renato zero, Gianna Gianna Gianna di Rino Gaetano. Pino Daniele Pino Daniele Pino Daniele.

Voglio piangere da sola? O Biagio o Pino.

Amo ballare. Tanto davvero tanto. E di tutto. D’estate ballo in un posto nascosto tra le dune, vicino al mare. Ho letto e leggo migliaia di libri. Quando compro un libro vado a leggere il finale. Odio i libri che terminano male. La vita è così dolorosa, a volte, che un libro deve lasciare una bella sensazione di allegria, per me. Al momento mi piacciono i finali aperti e li uso nei miei romanzi. Difetti: ordinatissima, bisogno assolutamente necessario di chiudermi al mondo, talvolta. Sono attivissima, ma ogni tanto debbo sparire per ricaricarmi. Punto. Ne ho talmente tanti, di difetti. Amo il silenzio, anche se in compagnia sono la prima a far baldoria. Ma amo il silenzio.

Ho bisogno di solitudine. Di spazi solo miei. Solo miei. Sono credente. Sono sicura che non finisce qui. È fede, ma anche ragione. Altrimenti, tutto il dolore, tutte le sofferenze non troveranno mai giustizia? Che orrore sarebbe un mondo così? No, tutto reclama una vita che non finisce.  Inoltre lassù ormai ci sono mia nonna, mia madre e da pochissimo tempo pure mio padre. Debbo per forza alzare lo sguardo, mandare loro un bacio e ringraziarli per quello che sono.Tornassi indietro studierei architettura, sono portata. Anche Matematica, forse.

Amo il mare, non l’ho detto, ma amo il mare. Ho un bellissimo rifugio al mare. Un luogo dove vado a ritemprarmi. Mare sole pizza negozi. Risate. Creo, lì. Degli uomini e delle donne penso bene. A volte penso anche male. Osservo molto, analizzo, non mi piace criticare. Mi piace giustificare. Anche me stessa. Mi giustifico da sola, talvolta. Il destino? Sono fatalista. Ma nulla accade per caso. Nulla.

Io e la scrittura "politica"


Scrivere è una passione da sempre. Da quando ho preso per la prima volta in mano la penna. Da sempre so che io sono Jo, quella Jo. Ho un mondo dentro. Ho sempre filtrato la mia scrittura alla luce del mio spietato giudizio. Per questo non ho mai osato far leggere le mie cose. Scrivevo per me e nascondevo. Fino a quando non ho cominciato ad occuparmi di tematiche sociali. In particolar modo sono rimasta colpita dai tanti tragici fatti legati alla violenza di genere.

Così ho cominciato a studiare questa piaga sociale. Il direttore Mario Masi del giornale online “Itali@magazine”, mi ha chiesto di scrivere per lui. Centinaia e centinaia di articoli. E poi l’approdo alla mia piu grande passione: i romanzi. Finora ne ho pubblicati due. Nella primavera 2016 ho vinto il premio speciale del Festival Internazionale Verbania  Women con il racconto “Professoressa, lei è femminista?”.

Spinta da una mia amica che ha un centro antiviolenza, ho intervistato vari scrittori e sono stata chiamata in Parlamento per presentare disegni di legge riguardanti la violenza alle donne e bambini, e anche per parlare dell’omicidio stradale, assieme ai parenti delle vittime.

Ora sono pure blogger.

Insegnante di Italiano, scrittrice, articolista, blogger. Che avventura!

Ero timidissima. Sono divenuta una scheggia. E questo per poter essere in prima linea a denunciare alcuni malesseri sociali. Incredibile come la vita faccia emergere il vero carattere di una persona.